LA KAMCHTKA AVVELENATA.
- Olena Cattani

- 9 ott 2020
- Tempo di lettura: 1 min

Centinaia di pesci ed animali marini morti, bagnanti con febbre e tosse, surfisti con gli occhi ustionati e disturbi respiratori: colpa dell'acqua dell'oceano.
È in corso un disastro ambientale in corso in Russia, aveva riferito Greenpeace attraverso una spedizione di alcuni suoi attivisti presenti in Kamchatka, la penisola nell'estremo oriente russo, dove sono state raccolte «testimonianze dirette dell'inquinamento del mare, ancora di origine ignota», sulla «spiaggia di Khalaktyrsky e altre baie vicine.
Nei giorni scorsi - viene riferito - «l'oceano nella regione della Kamchatka è stato inquinato in circostanze non ancora chiare: le spiagge erano ricoperte di animali marini morti portati a riva dalla corrente e l'acqua ha cambiato colore e densità». «Abbiamo osservato in vari punti una schiuma giallastra sulla superficie del mare.
Greenpeace racconta che, «dopo le prime verifiche» delle autorità locali, «l'acqua conteneva una quantità di prodotti petroliferi quattro volte superiore ai limiti massimi consentiti e il fenolo in concentrazione 2,5 volte più alta rispetto ai limiti.
Il WPF chiede insieme a Greenpeace ed a tutte le donne e gli uomini di buona volontà «al governo russo di prestare attenzione ai frequenti incidenti» e di «rafforzare le politiche ambientali adottando un programma a lungo termine di trasformazione verde dell'economia russa».
Senza il rispetto per la natura si distrugge il futuro della vita sul nostro pianeta.









Commenti