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IRINA SLAVINA COME JAN PALACH: AMORE ESTREMO PER LA LIBERTÀ.



Irina Slavina, direttrice di Koza Press, si è data di fuoco davanti alla sede della polizia di Nizhny Novgorod per protestare contro l’ennesimo sopruso subito: Slavina ha subito una perquisizione in casa ed è stata messa nelle condizioni di non poter più lavorare, essendole stato sequestrato tutto il materiale necessario per continuare a scrivere per il suo giornale nonché il computer e i telefoni dei familiari. Non possiamo restare indifferenti perché non possiamo continuare a considerare la Russia un paese normale. Non possiamo far finta di niente perché lì ormai non si tratta più di minacce ai cronisti, di intimidazioni o di botte, episodi ovviamente esecrabili a ogni latitudine, ma, il più delle volte, di veri e propri omicidi o di azioni talmente gravi da indurre al suicidio chiunque non si sia ancora rassegnato alla violenta prepotenza dello zar del Cremlino. Irina Slavina è solo l’ultimo caso in ordine cronologico: molti l’hanno preceduta, altri la seguiranno, almeno fino a quando la comunità internazionale non deciderà di intervenire, sanzionando la Russia non solo per ciò che ha commesso in Ucraina ma, più che mai, per la violazione delle regole democratiche e la violazione dei diritti umani ed individuali. Il rogo che ha ucciso la Slavina, questa versione contemporanea del sacrificio di Jan Palach in piazza San Venceslao a Praga, ci interroga sulla natura della nostra epoca inducendoci a riflettere sulle conquiste democratiche che stanno venendo meno in tutto il mondo: ormai si deve parlare di "finta democrazia" anche in paesi, penso ad esempio agli Stati Uniti, dove "il sistema" ha eroso i diritti reali della gente. Tra le fiamme che hanno ucciso Irina Slavina è bruciata, dunque, anche la nostra dignità di occidentali, il nostro amore per la cultura, il nostro desiderio di difendere sempre e comunque la libertà di informazione, la nostra passione politica e civile, il nostro senso di ribellione di fronte a ogni ingiustizia, la nostra volontà di guardare al domani e la nostra fiera opposizione a ogni tirannia, qualunque sia il suo colore politico. Fra pochi giorni ricorrerà il terzo anniversario dell’assassinio di Daphne Caruana Galizia, avvenuto a Malta il 16 ottobre 2017, e, tornando alla Russia, il 7 ottobre, giorno del compleanno di Putin, saranno quattordici anni dall’omicidio di Anna Politkovskaja.

Tacere di fronte a tutto questo, non è accettabile.

Almeno per noi del WPF e non solo per noi.

 
 
 

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